Portale Trasparenza Comune di Pomigliano D'Arco - DISTRIBUTORI DI CARBURANTE PER USO PRIVATO

Il portale della Trasparenza conforme al D.Lgs. 33/2013 - "Amministrazione Trasparente"

Tipologie di procedimento

DISTRIBUTORI DI CARBURANTE PER USO PRIVATO
Responsabile di procedimento: Iasevoli Francesco
Responsabile di provvedimento: Romano Gelsomina
Responsabile sostitutivo: Sasso Stefano
Uffici responsabili
SUAP E SVILUPPO ECONOMICO
Descrizione

DEFINIZIONE

Per impianto di distribuzione carburanti per autotrazione ad uso privato si intendono tutte le attrezzature fisse o mobili composte da erogatore collegato a serbatoio interrato (installazione sotto il piano campagna e mancanza della diretta e visiva ispezionabilità), oppure da contenitori-distributori fuori terra, completi di erogatore, di tipo omologato ai sensi della normativa vigente, ubicate in spazi all'interno di stabilimenti, cantieri, magazzini e simili, di proprietà o in uso esclusivo, destinate al rifornimento di automezzi, o mezzi targati e non targati, di proprietà o oggetto di contratto di leasing in uso al titolare dell'autorizzazione, con esclusione delle attrezzature fisse o mobili destinate ai carburanti agevolati per uso agricolo.

Ai sensi dell'articolo 24 della Legge Regionale 29/03/2006, n. 6 e dell'articolo 15 del Regolamento regionale del 20/01/2012, n. 1 gli impianti per il rifornimento di natanti e quelli per il rifornimento di aeromobili ad uso privato sono autorizzati alle medesime condizioni e nel rispetto della disciplina applicabile per gli impianti di distribuzione carburanti per autotrazione ad uso privato.

Per questa tipologia di impianti vige il divieto di cessione di carburanti a terzi, a titolo oneroso o gratuito.

Ai sensi degli articoli 24 c.5, 25 e 26 della Legge Regionale 29/03/2006, n. 6, non necessitano di autorizzazione i contenitori-distributori mobili ad uso privato e devono essere esclusivamente destinati al rifornimento di:

  • macchine operatrici non targate e non circolanti su strada;
  • macchine ed auto all'interno di aziende agricole, di cave per estrazione di materiali e di cantieri stradali, ferroviari ed edili.

 

PREREQUISITI

Lo  svolgimento  dell'attività  è  subordinato  al  possesso  dei  requisiti  soggettivi  previsti  dalla  normativa antimafia, morali e professionali.

Tale possesso si riferisce al titolare dell’autorizzazione se si tratta di persona fisica, al legale rappresentante se si tratta di società. In caso di affidamento in gestione dell’attività, i requisiti devono essere posseduti anche dal gestore.

L’esercizio di un’attività di commercio relativa al settore merceologico alimentare è subordinata al possesso dei requisiti morali e professionali stabiliti dalla normativa in materia di commercio in sede fissa da parte dell’esercente l’attività.

 

REQUISITI MORALI

Non possono, pertanto, esercitare l’attività in esame coloro che:

  • sono stati dichiarati delinquenti abituali, professionali o per tendenza, salvo che abbiano ottenuto la riabilitazione;
  • hanno riportato una condanna, con sentenza passata in giudicato, per delitto non colposo, per il quale è prevista una pena detentiva non inferiore nel minimo a tre anni, sempre che sia stata applicata, in concreto, una pena superiore al minimo edittale;
  • hanno riportato, con sentenza passata in giudicato, una condanna a pena detentiva per ricettazione, riciclaggio, insolvenza fraudolenta, bancarotta fraudolenta, usura, rapina, delitti contro la persona commessi con violenza, estorsione;
  • hanno riportato, con sentenza passata in giudicato, una condanna per reati contro l'igiene e la sanità pubblica;
  • hanno riportato, con sentenza passata in giudicato, due o più condanne, nel quinquennio precedente all'inizio dell'esercizio dell'attività, per delitti di frode nella preparazione e nel commercio degli alimenti previsti da leggi speciali;
  • sono sottoposti a una delle misure di prevenzione di cui alla legge 27 dicembre 1956, n. 1423, o nei cui confronti sia stata applicata una delle misure previste dalla legge 31 maggio 1965, n. 575, ovvero a misure di sicurezza;
  • hanno riportato con sentenza passata in giudicato una condanna per reati contro la moralità pubblica e il buon costume, per delitti commessi in stato di ubriachezza o in stato di intossicazione da stupefacenti, per reati concernenti la prevenzione dell'alcolismo, le sostanze stupefacenti o psicotrope, il gioco d'azzardo, le scommesse clandestine, nonché per reati relativi ad infrazioni alle norme sui giochi.

I divieti imposti per l’esercizio dell’attività di vendita permangono per la durata di cinque anni a decorrere dal giorno in cui la pena è stata scontata. Qualora la pena si sia estinta in altro modo, il termine di cinque anni decorre dal giorno del passaggio in giudicato della sentenza, salvo riabilitazione.

In caso di società, associazioni od organismi collettivi i requisiti morali devono essere posseduti dal legale rappresentante, da altra persona preposta all’attività commerciale e da tutti i soggetti individuati dall’articolo

2, comma 3, del D.P.R. 3 giugno 1998, n. 252. In caso di impresa individuale i requisiti morali devono essere posseduti dal titolare e dall’eventuale altra persona preposta all’attività commerciale.

 

REQUISITI  STRUTTURALI

L'edificio e i locali in cui si svolge l'attività devono essere dotati di agibilità con destinazione d’uso compatibile con l’attività stessa.

L'attività deve essere svolta nel rispetto delle norme applicabili all'attività oggetto della segnalazione e delle relative prescrizioni (ad esempio in materia di urbanistica, igiene pubblica, igiene edilizia, tutela ambientale, tutela della salute nei luoghi di lavoro, regolamenti locali di polizia urbana annonaria).

Nell’area  dove  avviene  il  rifornimento  dei  mezzi  è  necessario  porre  in  essere  sistemi  di  protezione dell’inquinamento della falda idrica; ovvero: impermeabilizzazione del piazzale, raccolta delle acque meteoriche, eventuali sistemi di contenimento, versamenti di idrocarburi.

 

COSA OCCORRE FARE

L'installazione e l'esercizio di impianti di distribuzione di carburanti – e le successive modifiche degli impianti sono soggetti ad un'autorizzazione rilasciata dal Comune – che può indire a tal fine anche una conferenza dei servizi - nel quale è esercitata l'attività ed è subordinata alla verifica della conformità alle disposizioni degli strumenti urbanistici comunali, alle prescrizioni fiscali ed a quelle concernenti la sicurezza sanitaria, ambientale e stradale, alle disposizioni per la tutela dei beni storici ed artistici, alle previsioni in materia di sicurezza antincendio.

L’autorizzazione è rilasciata per il rifornimento diretto degli automezzi indicati dal richiedente. È vietata la cessione di  carburante a terzi  sia a titolo oneroso che gratuito. I  titolari  degli impianti  ad uso privato trasmettono alla ditta, alla quale chiedono il rifornimento di carburante, copia della autorizzazione rilasciata dal comune per l’esercizio dell’impianto stesso.

La richiesta di autorizzazione per l’installazione e l’esercizio di un impianto ad uso privato deve essere corredata da autocertificazione attestante la necessità del rifornimento diretto ed esclusivo degli automezzi indicati dal richiedente, secondo le modalità indicate dal Regolamento regionale vigente. Le autorizzazioni sono subordinate alla verifica della reale e comprovata necessità, quale il congruo numero di automezzi intestati al richiedente. Nel caso di cantieri, le autorizzazioni sono rilasciate per il tempo necessario al completamento di eventuali lavori o costruzioni che utilizzano macchine di movimento terra o motori fissi quali gruppi elettrogeni o battipalo.

In  caso  di  attività  che  prevede  l'occupazione  di  suolo  pubblico è  necessario  essere  in  possesso di concessione per l'occupazione di suolo pubblico assegnata attraverso indizione di gara pubblica.

Non sono soggetti ad autorizzazione comunale:

  • i contenitori-distributori mobili destinati esclusivamente al rifornimento di macchine operatrici non targate e non circolanti su strada. Tali attrezzature sono assimilabili ai depositi, essendo destinati a mezzi ai quali è inibita la circolazione su strada e, pertanto, impossibilitati a rifornirsi presso gli impianti stradali di distribuzione carburanti (Decreto Ministeriale 19/03/1990).;
  • il prelievo di carburanti in recipienti presso gli impianti stradali, da parte di operatori economici o altri utenti che hanno la necessità di rifornire i propri mezzi direttamente sul posto di lavoro, per quantitativi inferiori a 1.000 litri.

L’attivazione  di  queste  ultime  tipologie  di  attività  è,  pertanto,  soggetta  a  SCIA  da  inviare  al  Comune territorialmente competente, attestante il rispetto delle norme in materia di sicurezza e prevenzione incendi.

L'attività può essere iniziata soltanto dopo il rilascio dell'autorizzazione e a seguito dell'esito positivo del collaudo, ovvero a seguito di richiesta di esercizio provvisorio.

 

COLLAUDO

Ad ultimazione dei lavori e prima della messa in esercizio, i nuovi impianti - ad esclusione di quelli di gasolio ad uso privato costituiti da contenitori-distributori rimovibili approvati secondo la normativa vigente e rispondenti alle direttive europee vigenti in materia -, gli impianti sottoposti a ristrutturazione totale e quelli potenziati  con i prodotti  metano e GPL devono essere collaudati, su richiesta del titolare dell'autorizzazione,  da  apposita  commissione  nominata  dal  SUAP alla  presenza  del  titolare  stesso dell’autorizzazione o suo delegato.

La commissione deve accertare la funzionalità, la sicurezza e l’idoneità tecnica delle attrezzature installate, nonché la conformità dell’impianto al progetto approvato.

Se sono accertate irregolarità, la commissione assegna un termine per provvedere alla loro eliminazione, attestata da perizia giurata rilasciata da tecnico abilitato; se è necessario la commissione può disporre un nuovo collaudo.

Per gli impianti già installati e funzionanti, il collaudo è obbligatorio per i seguenti interventi:

  • aggiunta di carburanti non precedentemente erogati;
  • sostituzione ovvero cambio di posizionamento di uno o più serbatoi;
  • variazione del numero dei serbatoi;
  • variazione del numero ovvero della tipologia delle colonnine per prodotti già erogati.

Il collaudo di tutti gli impianti deve essere effettuato ogni quindici anni dalla precedente verifica.

Ai singoli componenti la commissione ed al segretario spetta un rimborso spese forfettario pari ad euro 250,00, a carico del titolare dell’autorizzazione o concessione.

 

ESERCIZIO PROVVISORIO

In  attesa  del  collaudo  e  su  richiesta  della  società  può  essere  concesso  l'esercizio  provvisorio dell'impianto per un periodo non superiore a 180 giorni. A tale richiesta, va allegata la dichiarazione di inizio attività convalidata dal Comando provinciale dei Vigili del Fuoco.

 

ADEMPIMENTI PER LA PREVENZIONE INCENDI

Ai fini della prevenzione incendi, allo scopo di raggiungere i primari obiettivi di sicurezza relativi alla salvaguardia delle persone e alla tutela dei beni contro i rischi di incendio, le attività commerciali devono essere realizzate e gestite in modo da:

  • minimizzare le cause di incendio;
  • garantire la stabilità delle strutture portanti al fine di assicurare il soccorso agli occupanti;
  • limitare la produzione e la propagazione di un incendio all'interno dei locali;
  • limitare la propagazione di un incendio ad edifici o locali contigui;
  • assicurare la possibilità che gli occupanti lascino il locale indenni o che gli stessi siano soccorsi in altro modo;
  • garantire la possibilità per le squadre di soccorso di operare in condizioni di sicurezza. Ai sensi del DPR n. 151/2011 – con cui è stato emanato il nuovo Regolamento recante semplificazioni della disciplina dei procedimenti  relativi  alla  prevenzione degli  incendi  -le  attività  sottoposte  ai  controlli  di prevenzione incendi si distinguono in tre categorie (A – Attività a basso rischio; B – Attività a medio rischio; C– Attività a alto rischio) in relazione alla dimensione dell’impresa, al settore di attività, alla esistenza di specifiche regole tecniche, alle esigenze di tutela della pubblica incolumità.

      Nello specifico, i distributori carburante rientrano:

  • nella Categoria “A” – Attività a basso rischio, se si è in presenza di contenitori e distributori rimovibili e non di carburanti liquidi fino a 9 m3  con punto di infiammabilità superiore a 65 °C.

Per  le  attività  rientranti  in tale  categoria,  la  nuova disciplina  per la  prevenzione incendi  consente all’imprenditore di compiere tutti i lavori necessari alla realizzazione dei locali in cui sarà eseguita l’attività senza dover richiedere pareri preventivi ai Vigili del Fuoco.

Dopo aver realizzato la costruzione, per dare inizio all’attività, l’imprenditore dovrà inviare al SUAP territorialmente competente - o direttamente ai Vigili del Fuoco tramite procedura on line - il progetto dell’opera e una “Segnalazione Certificata di Inizio Attività ai fini della sicurezza antincendio” con allegata la documentazione che attesti la conformità dell’attività realizzata alle prescrizioni vigenti in materia di sicurezza antincendio. Una volta presentata la documentazione, l’imprenditore, ottenuta la ricevuta dal SUAP, può immediatamente cominciare la sua attività.

Entro 60 giorni, quindi, i Vigili del Fuoco effettueranno controlli a campione, rilasciando, dietro richiesta, una copia del verbale della visita tecnica.

Nel caso di costruzioni e attività già in possesso di autorizzazione di Prevenzione Incendi in cui si realizzano modifiche alle attività, dopo i lavori, il titolare deve presentare la SCIA antincendio al SUAP o direttamente al Comando VVF - nel caso in cui l’attività non sia imprenditoriale.

nella Categoria “B” – Attività a medio rischio, se si è in presenza di liquidi infiammabili, combustibili, lubrificanti e/o oli diatermici di qualsiasi derivazione per capacità geometrica compresa da 1 m3 a 50 m3, ad eccezione di quelli rientranti nella Categoria A.

Sono comprese in tale categoria attività che presentano una media complessità tecnico-gestionale; è, pertanto, necessario che il Comando provinciale competente dei Vigili del Fuoco provveda ad una preventiva valutazione della conformità del progetto ai criteri di sicurezza antincendio. Attraverso il SUAP o l’ufficio comunale al quale è stata inviata la richiesta di permesso a costruire, quindi, l’imprenditore dovrà inviare ai  Vigili  del  Fuoco il  progetto del  locale.  Entro 60 giorni  dall’inoltro,  il Comando darà il parere sull’eventuale adeguatezza dell’opera alle norme antincendio.

Terminata la costruzione, per dare inizio all’attività, l’imprenditore dovrà inviare al SUAP territorialmente competente una “Segnalazione Certificata di Inizio Attività ai fini della sicurezza antincendio” con allegata la documentazione che attesti la conformità dell’attività realizzata alle prescrizioni vigenti in materia di sicurezza antincendio. Una volta presentata la documentazione, l’imprenditore, ottenuta la ricevuta dal SUAP, può immediatamente cominciare la sua attività.

Entro 60 giorni, quindi, i Vigili del Fuoco effettueranno controlli a campione, rilasciando, dietro richiesta, una copia del verbale della visita tecnica.

Nel  caso  di  costruzioni  e  attività  già in  possesso  di  autorizzazione  di  Prevenzione Incendi,  se le modifiche apportate non aggravano le condizioni di sicurezza, dopo i lavori, il titolare deve presentare una SCIA al SUAP o direttamente al Comando VVFF - nel caso in cui l’attività non sia imprenditoriale -. Se  le  modifiche  aggravano  le  condizioni  di  sicurezza,  prima  dell’inizio  dei  lavori,  il  titolare  deve presentare al SUAP (o all’ufficio tecnico comunale se necessita di richiesta di permesso a costruire) o direttamente al Comando VVFF - nel caso in cui l’attività non sia imprenditoriale -, la richiesta di valutazione del progetto, per ottenere il parere dei Vigili del Fuoco. Finiti i lavori, per concludere gli adempimenti antincendio, è necessario, prima di avviare l’attività, presentare una SCIA, corredata dalla documentazione necessaria ai vigili del fuoco per i successivi controlli.

  • nella Categoria “C” – Attività a elevato rischio, se si è in presenza di liquidi infiammabili, combustibili, lubrificanti e/o oli diatermici di qualsiasi derivazione per capacità geometrica superiore a 50 m3.

Per le nuove attività è, pertanto, necessario che il Comando provinciale competente dei Vigili del Fuoco provveda ad una preventiva valutazione della conformità del progetto ai criteri di sicurezza antincendio. Attraverso il SUAP o l’ufficio comunale al quale è stata inviata la richiesta di permesso a costruire, quindi, l’imprenditore dovrà inviare ai Vigili del Fuoco il progetto del locale. Entro 60 giorni dall’inoltro, il Comando darà il parere sull’eventuale adeguatezza dell’opera alle norme antincendio.

Terminata la costruzione, per dare inizio all’attività, l’imprenditore dovrà inviare al SUAP territorialmente competente una “Segnalazione Certificata di Inizio Attività ai fini della sicurezza antincendio” con allegata la documentazione che attesti la conformità dell’attività realizzata alle prescrizioni vigenti in materia di sicurezza antincendio. Una volta presentata la documentazione, l’imprenditore, ottenuta la ricevuta dal SUAP, può immediatamente cominciare la sua attività.

Entro 60 giorni, quindi, i Vigili del Fuoco effettueranno controlli per verificare il rispetto delle norme antincendio e, in caso positivo, rilasciano il Certificato di Prevenzione Incendi (CPI).

Nel  caso  di  costruzioni  e  attività  già in  possesso  di  autorizzazione  di  Prevenzione Incendi,  se le modifiche apportate non aggravano le condizioni di sicurezza, dopo i lavori, il titolare deve presentare una SCIA al SUAP o direttamente al Comando VVFF - nel caso in cui l’attività non sia imprenditoriale -. Se  le  modifiche  aggravano  le  condizioni  di  sicurezza,  prima  dell’inizio  dei  lavori,  il  titolare  deve presentare al SUAP (o all’ufficio tecnico comunale se necessita di richiesta di permesso a costruire) o direttamente al Comando VVFF - nel caso in cui l’attività non sia imprenditoriale -, la richiesta di valutazione del progetto, per ottenere il parere dei Vigili del Fuoco. Finiti i lavori, per concludere gli adempimenti antincendio, è necessario, prima di avviare l’attività, presentare una SCIA, corredata dalla documentazione necessaria ai vigili del fuoco per i successivi controlli.

I  titolari  delle attività ad alto e medio rischio,  in caso di  progetti  particolarmente complessi,  hanno la possibilità  di  richiedere  preventivamente  al  Comando  Provinciale  VVFF  il  rilascio  di  un nulla osta  di fattibilità. Esso si sostanzia in un parere di massima rilasciato con riguardo a uno o più aspetti rilevanti dal punto di vista della prevenzione incendi, effettuato sulla base della valutazione di un progetto di fattibilità dell’opera. Il rilascio del nulla osta è garantito dai Vigili del Fuoco entro il termine massimo di 30 giorni dal momento della richiesta da parte dell’imprenditore.

È, inoltre, data facoltà a coloro che intendono avviare attività rientranti nelle categorie B e C richiedere al Comando provinciale dei Vigili del Fuoco di compiere delle verifiche in corso d’opera, al fine di esaminare la rispondenza alle disposizioni di prevenzione incendi. Per non arrestarne la realizzazione in attesa delle verifiche, in fase di valutazione del progetto è prevista la stesura di un cronoprogramma di visite concordato. Il procedimento si conclude, al massimo, entro 30 giorni dall’avvio.

 

INFORMAZIONI SULL’ISTANZA

VALIDITÀ DELLA SCIA

In caso di istanza contestuale alla Comunicazione Unica, ai sensi dell'articolo 5 del Decreto del Presidente della Repubblica 07/09/2010, n. 160, l'istanza ha validità immediata nel momento in cui, dopo essere stata predisposta tramite il portale, è presentata presso il Registro delle Imprese, il quale poi la trasmetterà immediatamente al SUAP per l'istruttoria di competenza.

Nel caso, invece, di istanza non contestuale alla Comunicazione Unica, ai sensi dell'articolo 5 del Decreto

Ministeriale 10/11/2011, l'istanza ha validità immediata nel momento in cui è ottenuta la ricevuta di posta elettronica certificata che attesta l'avvenuta consegna al SUAP (ai sensi dell'articolo 6 del Decreto del Presidente della Repubblica 11/02/2005,  n.  68).  La  ricevuta sarà inviata all'indirizzo mail  associato al dispositivo utilizzato per accedere al portale.

 

TEMPI DI ISTRUTTORIA DELLISTANZA

Ai sensi dell'articolo 19 della Legge 07/09/1990, n. 241, l'Amministrazione competente - in caso di accertata carenza dei requisiti e dei presupposti, nel termine di novanta giorni dal ricevimento della segnalazione - adotta motivati provvedimenti di divieto di prosecuzione dell'attività e di rimozione degli eventuali effetti dannosi di essa. Tale provvedimento può essere sospeso, ove ciò sia possibile, nel caso in cui l'interessato provveda a conformare alla normativa vigente detta attività ed i suoi effetti entro un termine fissato dall'Amministrazione, in ogni caso non inferiore a trenta giorni.

In caso di dichiarazioni sostitutive di certificazione e dell'atto di notorietà false o mendaci, l'Amministrazione, ferma restando l'applicazione delle sanzioni penali, nonché di quelle di cui al Capo VI del Decreto del Presidente della Repubblica 28/12/2000, n. 445, può sempre e in ogni tempo adottare i provvedimenti sopra richiamati.

Chi contattare
Personale da contattare: Iasevoli Francesco
Altre strutture che si occupano del procedimento
Conclusione tramite silenzio assenso: si
Conclusione tramite dichiarazione dell'interessato: no
Servizio online
Tempi previsti per attivazione servizio online: 12 mesi
Contenuto inserito il 13-12-2016 aggiornato al 28-06-2017

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